BALESTRIERI E BALESTRAI DI LIGURIA

L'ARTE DEL BALESTRAIO

Se la balestreria da noi era sviluppata come tante fonti ci dicono, quando rapportiamo questo capitolo con la produzione delle balestre e dei verrettoni, per cui disponiamo di una documentazione più che sufficiente negli archivi notarili e negli Annali, possiamo dire che l'incidenza di questa voce nell'economia della Repubblica fu altissima.
Senza dubbio determinante alla ragione per cui un gran numero di Liguri era spinto a scegliere il mestiere di balestriere, piuttosto pericoloso, per ottenere il "soldo" dei potenti europei.

La pausa secolare, dal 1798, quando si leggono le ultime cronache della balestreria ligure, fino al 1978, quando in Genova torna prepotente il gusto di giostrare con la balestra, che coinvolge tutte le Riviere, resta soltanto un periodo vuoto di notizie.
La balestra resta negli animi liguri, oltre che nei cognomi, diffusissimi nel Ponente, quali appunto: Balestra, Ballestra, Balestrero, Balestrino, Balestracci, Verettoni e Bulzoni, con il corrispondente Bolzoni.


LA RIPRESA

Diano Castello, forte della sua documentata partecipazione alla battaglia della Meloria del 1284, con gran flotta di galee ed esercito di balestrieri, rispolvera e rivendica l'antica gloria.
Anche a Lavagna, a Noli, così come a Savona la balestra, assieme alle regate marinare, occupa il passatempo ludico e sportivo di molti cittadini; ma è a Ventimiglia che la balestreria ligure torna prepotentemente in auge.
I successi ludici della Compagnia ventimigliese scno frutto dei riesumati meriti nell'arte dell'assemblare le Balestre e le Verrette, tipica dei liguri delle Riviere.
La consuetudine, nell'uso di assemblare la Balestra non si è dunque sopita tra gli abitanti del Ponente ligure, che attendono di vedersi confermare, anche ufficialmente qesto privilegio, per poter dar vita, magari ad un'artigianato vero e proprio, oltre che all'arte del balestrare.



BALESTRIERI in COSTUME

Capita sovente che il pubblico, incuriosito dagli abbondanti orpelli dei quali è guarnito il costume d'epoca dei balestrieri locali, ne chieda il significato ed allora, il balestriere è ben lieto di descrivere minutamente ogni particolare, tecnico e storico.
Ci soffermiamo su tre accessori, a dire il vero abbastanza rari, dei quali sono autorizzati a fregiarsi soltanto alcuni tra gli ormai numerosi adepti al tiro con l'arma dall'arco d'acciaio.
Quando la Compagnia, nel corso delle esibizioni, indossa il costume tradizionale, potrete riconoscere i Mastri Balistari perché portano appesi alla cintola, vicino alla borsa dagli attrezzi, i testimoni nell'essenza dei vari masselli adoperati, prerogativa unicamente a loro riservata. Dal numero delle figurine lignee che pendono dal cinturone si capisce se il mastro ha costruita una o più copie di balestre antiche;
Potrete inoltre ammirare, quanti si fregiano sul bordo della faretra di una o più monete bucate, sono quei rari campioni che hanno realizzato il sogno del balestriere: hanno colpito, in pieno, la bulletta, in Torneo.
La bulletta ha la foggia d'una moneta medievale dal diametro di circa quattro centimetri, mentre in particolari gare vengono adoperate monete da tre centimetri, ovviamente più difficili da colpire.
Un'altra impresa difficoltosa viene segnalata dalla presenza d'un campanellino, corredato di datazione romana, che si chiama "desciarin" e segnala quel balestriere che nel corso di un Torneo si è aggiudicato sia la volata di banderia che il tiro individuale.