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I MASTRI BALISTARI
I balestnieni
della Compagnia ventimigliese, intenzionati a gestire in proprio
la costruzione in copia di balestre antiche, nel luglio del 1983-
hanno inviato ad Assisi il più intraprendente tra loro,
a disposizione del locale Maestro d'Armi, disposto ad iniziare
gli amici ventimigliesi a questa difficile arte.
Nel volgere di alcuni soggiorni
assisani, negli anni 1984 ed '85, il nostro Luisiu d'a Benvegnüa,
oltre a diventare un raffinato cultore d'arte umbra ed un esperto
del Calendimaggio locale, poté degnamente fregiarsi dell'importante
titolo di Maestro d'Armi della Compagnia ventimigliese.
Traslocate in
liguria tre bellissime ed altamente funzionali copie di balestre
antiche e con esse l'arte di costruirle in proprio, Maestro Luisiu
sostenuto dall'appassionata maestra di Minguccio d'u Scanin si
apprestò ad attrezzarsi per produrre ogni accessorio all'arte
del tino, corredo molto più importante, per allora, di
qualsiasi nuova balestra.
Videro la luce le equilibrate ed estetiche verrette ventimigliesi,
frutto di un'imitazione sofferta e studiata che superò
decisamente le originali. Si videro i Pancacci, i Pavesi e le
Faretre locali, tutti con un'impronta propria, frutto anche di
minuziose ricerche d'archivio.
Luisiu e Minguccio,
appoggiatisi alle officine degli artigiani ventimigliesi Arcadio
Ricci, per il legno; Ezio Bosio per il ferro battuto ed i fratelli
Hutter, per la parte meccanica, intervenivano efficacemente in
ogni ricercato assemblamento, in ogni riparazione o complicato
rifacimento, ma non si decidevano a compiere il gran balzo, nella
totale costruzione della balestra locale.
Intanto presero forma l'incastellatura a capriata smontabile per
reggere i bersagli e le rastrelliere per appoggiare le balestre
nei campi di tiro allestiti in trasferta. Quasi contemporaneamente
allestirono le praticissime pedane smontabili ove stabilizzare
i bancacci, nei campi di tiro allestiti in pubbliche manifestazioni..
Avviati nel
1985, i contatti con i Balestrieri genovesi di San Giorgio, i
nostri due balestrai si danno da fare per allestire alcune copie
d'armi antiche di taglia piccola, di tipo genovese, per l'appunto,
così da poter far esprimere la Compagnia anche nei rapporti
in terra ligure.
La malleabilità dell'arte genovese e la perfezione dell'arte
umbra, riunite nell'officina ventimigliese produssero tre bellissime
balestre da spalla, in dotazione ai ventimigliesi nelle, purtroppo
sofferte, trasferte regionali.
La costruzione della balestra locale era però nell'aria
e nel febbraio del 1987, Sérge d'e Ture, rafforzato da
un suo soggiorno a Gubbio e dall'apprendimento di ulteriori tecniche
umbre, collauda un'arma, purtroppo delicata, interamente assemblata
a Ventimiglia, ed un'altra la mette insieme subito dopo, lievemente
migliorandosi. Con più sofferta ricerca, più ponderata
abilità ma con risultati nettamente superiori è
Nano du Ciabotu che collauda, nel dicembre 1987, due buone e potenti
balestre costruite in proprio, diventando a tutti gli effetti,
il primo, degno, balestraio ventimigliese.
I risultati
più eclatanti, frutto d'una innata abilità, li ottiene
però, Franchin d'a Veranduna che avvicinatosi al tiro alla
balestra nell'agosto 1987, il 6 gennaio 1988 collauda, sul Campo,
una bellissima arma, degnamente potente, costruita in proprio,
in tre mesi di assiduo ed efficace lavoro. Subito dopo, in stretta
collaborazione con Minguccio, ne costruiscono un'altra, questa
volta, mancina.
Negli ultimi mesi del 1988, Adriano e Franchino si specializzano
nell'istoriazione dei legni e provvedono immediatamente a metterla
in pratica, allestendo, ex novo, una balestra ognuno, che oltre
alla bellezza del legno, producevano accorgimenti tecnici di notevole
pregio.
Marietu d'i
Cioti ha costruita la sua balestra nel novembre 1988, mentre all'inizio
della stagione 1989, Franchino, nominato nel frattempo curatore
delle armi della Compagnia, costruisce un'altra balestra, ancora
più perfezionata, mentre Sergio, rivedendo ulteriormente
le sue essenziali tecniche, produce un terzo congegno personale,
e sono così undici le balestre costruite localmente.
Poi entra
in Compagnia Dumé d'u Bosculongu, il "giovane"
Domenico Miceli che, nel 1998, dimostra subito di essere un ottimo
balestriere facendo incetta di premi e titoli, ma soprattutto
manifesta un vero e proprio estro nella costruzione delle balestre.
Accetta i consigli dei balestrai più esperti, ma sa' valutare
le anomalie suggerite, mantenendo la costruzione dell'arma nei
canoni decretati da secoli d'esperienza. Nella stagione 2000,
è già in grado di tirare con una balestra da lui
interamente costruita e assai valida, ma, subito dopo si appresta
a migliorarsi, producendo un vero capolavoro, sia di tecnica che
di intarsio, che inaugura all'inizio del secolo. Poi accetta di
realizzare altre armi a vantaggio della Compagnia, non disdegnando
di assumere il compito di "Curatore delle balestre sociali".
Quando la compagnia, nel corso delle esibizioni, indossa il costume
tradizionale, potrete riconoscere i Mastri Balistai perché
portano appesi alla cintola, vicino alla borsa degli attrezzi,
il testimone nell'essenza dei vari masselli adoperati, prerogativa
unicamente a loro riservata.
Dal numero delle figurine lignee che pendono dal cinturone si
capisce se il mastro ha costruita una o più copie. Franchino,
Adriano, Marietto e Minguccio, i più quotati balestrai
ventimigliesi, sotto la vigile guida di ricerca del Maestro d'Armi
Luisiu, stanno pensando, ora seriamente, alla produzione artigianale
locale di balestre, anche al solo titolo di soddisfazione delle
numerosissime richieste, di quegli attributati souvenir, che tanto
commercio generano nelle città d'arte italiane.
Questa
nuova attività, potrà collegarsi alla produzione
della ceramista Clara Perotti, con l'originale ed istoriata "TACIA
de CONESTEGIA ", quella' coppetta di coccio, che si pone
in decisa considerazione, nel campo dei souvenir locali, anche
se ancora soltanto nell'ambito amicale dei balestrieri.
Ciò
potrà dare un interessante impulso alla qualificazione
artigianale ponentina, dell'oggetto ricordo, per ora quasi inesistente,
sia come produzione che commercialmente.
Mentre la produzione di una tazza d'argento annua, la famosa "Tacia"
medievale premio al "a LUDUM BALISTRE", 'viene battuta
a mano, da una lastra d'argento dall'artigiano ventimigliese Giovanni
Maneizzi, ma così poca cosa non può certo migliorare
le quotazioni dell'artigianato orafo ponentino, tenuto in auge
dalla clientela francese, sempre alla ricerca del raffinato, anche
in questo campo.
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