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Eppure i balestrieri
e le balestre prima del 1222 a Ventimiglia c'erano e funzionavano
molto bene. Tanto bene che, gli stessi annalisti genovesi, prima
nemici eppoi mai molto teneri con la storia locale; ne parlano
in quattro significativi episodi.

Eretta a Municipio romano, distrutta
da Rotari nel 641, riedificata, sull'attuale sperone, fu contea
nella Marca di Tuscia, passata alla Marca Arduinica nel 950. Dal
1042, fino all'anno 1218, Ventimiglia, protetta dai suoi Conti
si reggeva a Libero Comune.
Negli ultimi decenni del X secolo, i cruenti assalti alle coste
liguri, portati dei Mori di Spagna, spinsero il potente Comune
di Genova ad organizzare una lega ligure per una spedizione armata.
Ad essa Genova invita Ventimiglia
e, dice il Rossi, ricavando il documento CLXVII dal tomo 1 del
Liber jurium genovese:".. .tanto gloriosamente fece questa
sventolare il suo vessillo nelle memorande giornate di Almeria,
nel 1147 e di Tortosa, nel 1148 che Genova per dar un attestato
di riconoscenza ai valorosi alleati, li volle per sempre esonerati
dal pagamento di qualsivoglia dazio o gabella". Inoltre tredici
nocchieri ventimigliesi ottenero il "beneficio" di essere
considerati cittadini genovesi a tutti gli effetti. Quello che
voleva, Genova sapeva conquistarselo con signorilità. Nel
corso dell'ennesimo assedio portato da Genova nel maggio 1219,
i ventimigliesi, forzarono il blocco con una cetea, barca dai
cento remi, armata con le loro povere forze, andando a catturare,
nelle vicinanze di Trapani due navi genovesi, incoraggiati dal
felice esito armarono una 'galea di tutto punto e nel porto di
Tunisi, si resero padroni di una grossa nave inalberante la rossa
croce di San Giorgio, detta "La Benvenuta".

Si tenga presente che allora,
per armare una galea di tutto punto, tra le altre cose, servivano
almeno trenta balestrieri armati di quattromila quadrelli, più
corde e maestre di ricambio; e che queste notizie sono state ricavate
da annali e cartarii genovesi.
Sottomessa, Ventimiglia è costretta a partecipare alle
guerre impegnate dalla Repubblica, anche quando i genovesi decidono
di distruggere definitivamente la potente Pisa, per liberare alla
propria flotta il commercio nel Mediterraneo.
Nella battaglia della Meloria, anno 1284, Ventimiglia era presente
con sei nocchieri, centotrenta vogatori, ma cosa sorprendente,
con centoventi balestrieri, che la mettevano ai primissimi posti
tra le città liguri, tutte partecipanti, come Diano Castello
e Noli. Non bisogna dimenticare che la nostra gente usciva da
un lunghissimo assedio ed era stata colpita nei commerci e con
la distruzione del porto, per essere piegata.

Verso Ponente, riconosciuta terra
di frontiera, al di qua della savoiarda Oneglia, il grande Comune
genovese ha raramente eretto delle città a Podesteria,
per non mettere in gravose difficoltà militari il Podestà,
ma ha privilegiato il più duttile e militaresco Capitaneato.
L'abilità strategica genovese avvantaggiava la politica
settaria delle famiglie nobili locali, concedendogli la conduzione
amministrativa, ma riservando per sè la reale politica
e lo sfruttamento economico.
Oltre che nel
genovesato, la balestra ed i balestrieri armati erano molto diffusi
in questa terra di confine a ridosso delle Alpi Marittime, tanto
che, nel 1448, quando Giovanni Grimaldi di Monaco, Mentone e Roccabruna,
Commissario e Castellano della cittadella di Ventimiglia, veniva
nominato, col consenso della Repubblica genovese: Consigliere
del Duca di Savoia, per il nizzardo, e Capitano Generale delle
galere savoiarde, avrebbe dovuto fornire ben mille balestrieri,
in cambio, nel caso, contro la Provenza.
Dobbiamo
considerare che il numero di mille, raccolto nella zona medio-costiera
da capo Sant'Ampelio a capo d'Aglio e su fino a La Penna, era
un cospiquo contingente, per allora, in un periodo di ascesa delle
armi da fuoco, a quarant'anni dalla scoperta dell'America.
Il Giustiniani, nei suoi annali, dice che Ventimiglia fra il XV
e XVI secolo aveva seicento fuochi e cinquecento quaranta ne avevano
le Ville; calcolando una media di cinque persone per fuoco, si
ottiene che la popolazione d'allora si aggirasse a poco meno di
seimila abitanti.
Dando alla zona di Monaco, Mentone una metà; mille balestrieri
venivano assicurati su una popolazione di circa diecimila abitanti;
un balestriere ogni dieci persone. Anche Ventimiglia, come gli
altri antichi Comuni rivieraschi, che hanno avuti conservati i
propri statuti e possono quindi ampiamente documentarlo, (vedi
Taggia, Triora, Albenga, Vado o Noli) ha avuto validi balestrieri,
ha organizzato "a Ludum balistre"
per esercitare i propri giovani, ed ha costruite balestre valide
quanto le genovesi, se ha potuto reggere ai poderosi assedi di
questi ultimi, per più di cento anni.
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